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Gli ultimi anni, tra ormoni e bilancia…
Se dovessi individuare il giorno in cui la mia lotta contro l’amenorrea ha iniziato ad esistere, direi che è stato l’oggi di quattro anni fa.

Amenorrea: la mia lotta

Il 2014 è stato l’anno più difficile, ma al contempo uno dei più belli, della mia vita.
È stato l’anno che mi ha riportato il Dottore, è stato l’anno in cui ho riscoperto cosa significa amare e a condividere pezzi di vita con una persona.
È stato l’anno dei successi. Ma è stato anche l’anno di grandi difficoltà. Mia madre che è stata male, l’intervento del 30 luglio,
ricostruirmi forte per mio padre, un tirocinio che mi ha caricata di responsabilità a 50 km da casa e la paura di non essere all’altezza per fare tutto questo.
È stato l’anno della tesi di laurea, l’anno in cui da studentessa ho fatto un salto nell’ignoto verso il futuro, verso altre e nuove responsabilità che mi hanno fatto crescere.

Un anno carico

Che mi ha portato tanto, ma in cui ci ho rimesso anche in termini di peso. Ci sono foto di una me in Costa Azzurra, con un costume blu e 8 chili in meno sul corpo.
Otto chili in meno che sono tanti.
Che hanno fatto emergere ossa e mi hanno ridato forme “piatte” che forse neppure a dieci anni avevo.
Che mi hanno portato via un altro pezzo fondamentale e che mi hanno fatto entrare in un vortice instabile; mi hanno portato via la mia femminilità.
Il mio ciclo mestruale mi ha detto un “arrivederci a chissà quando!”.

Perché otto chili in meno?

Perché mangiavo pochissimo, con conseguente amenorrea.
Tantissime verdure (a volte solo quelle), pochissimi grassi, zero dolci, carne e pesce porzionatissimi, piatti di pasta quasi inesistenti.
In più mi allenavo fino all’esaurimento: poco cibo e tanto sport portano l’organismo in una condizione di stress.

“Ma scusa, non ti stavi laureando in dietistica?”

Se avessi studiato Letteratura forse non sarei caduta in questo vortice del “meno mangio, più perdo peso, meglio mi vedo nei vestiti”.
Perché quando mi guardavano e mi dicevano: “Come sei dimagrita!”, io mi sentivo meglio.

Fino a quando ho capito che il meglio era peggio.
Per fortuna ho avuto, in quel momento, un fidanzato che si è fatto ancora per me. Un’ancora a cui mi sono aggrappata.

Il 2015: l’anno del “ti ribaltiamo come un calzino”

Dosaggi ormonali, risonanze encefaliche… insomma, l’endocrinologa ha voluto provare a cercare una causa organica per la mia mera amenorrea ipotalamica.
Ma niente che la giustificasse.

Volevano darmi a tutti i costi la pillola, “così ti si regolarizza il ciclo”, dicevano.
Ho rifiutato. Non c’è proprio nulla da regolarizzare qui.

Non farebbe altro che “mascherare” questo problema, rimandandolo.
E intanto avevo preso 2-3 chili, ma niente di più.

Il 2016: l’anno della svolta

Perché c’è stata più consapevolezza da parte mia.
Ho individuato l’alimentazione adatta a me: l’ho arricchita molto di grassi, di proteine e ho imparato a fare una colazione salata.

In linea teorica sapevo cosa non andava nelle mia dieta, ma vederlo scritto nero su bianco è stato di estremo aiuto.

Com’era la mia alimentazione?

Prima di ricevere questi consigli, apparentemente sana:

  • Molte verdure;
  • Due porzioni di frutta al giorno;
  • Cereali integrali;
  • Pesce due volte a settimana;
  • Carne bianca e poca rossa;
  • Legumi 2-3 volte a settimana;
  • Uova solo un paio a settimana;
  • Pochissimi formaggi (non mi piacciono);
  • Rarissimi affettati; 
  • Dolci 1-2 volte a settimana al massimo.

Mai fritti, mai burro.

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Da manuale sì, ma non adatta a me.

Con la nuova dieta

Da subito, con più proteine e più grassi in corpo ci sono stati netti miglioramenti: più energia, meno sbalzi umorali, meno crisi di pianto, meno ansia, meno rigidità mentale, capelli forti, più sorrisi, più forza.

Ho anche interrotto l’attività in palestra, pur concedendomi delle belle camminate. Perché, come ho studiato poco più tardi, in chi soffre di amenorrea ipotalamica lo sport intenso mette in circolo troppo cortisolo, di certo non utile per l’equilibrio ormonale.

Ho eliminato dalla cucina tutti i materiali di plastica e iniziato ad usare con parsimonia crema e prodotti beauty, scegliendo solo bio ed ecologici (l’unica cosa a cui non riesco fare a meno è la crema e lo smalto sulle unghie… no, senza non ce la faccio!).

Ho riacquistato molto lentamente i chili che avevo perso, tornando al mio peso ideale. Sì, ammetto che ci sono stati giorni in cui ho odiato a morte i fianchetti e l’accenno di pancia e molti altri in cui mi sono fatta un sacco di scrupoli a mettermi in costume tanto da dire di no a un gelato o andare in spiaggia con un pareo.
Un’altra me, ma ancora senza ciclo mestruale.

Combattere l’amenorrea: un nuovo inizio

Mi sono affidata nelle mani della Dott.ssa Stefania Piloni, ginecologa del centro Ginecea di Milano.
Una rivelazione.
Un nuovo inizio.

Mi sono presentata da lei in un pomeriggio di dicembre, con il mio peso corretto e tanta voglia di trovare una soluzione.
Tremavo prima di entrare in studio, perché avevo paura che mi dicesse:

“Sarà molto difficile per te avere dei figli.”

“Se pensi ad avere un figlio dovrai lavorarci fin da ora!”

Perché una cosa che non sapete è che io sono pronta ad avere quel figlio. Sì, voglio una famiglia giovane!

Invece la prima cosa che ricordo di quell’incontro è stata la sua frase rassicurante:

“Far ripartire il ciclo mestruale è una sfida difficile, più semplice sarebbe se tu fossi venuta qui ora in cerca di una gravidanza. Le tue ovaie hanno lì pronti tanti ovuli, aspettano solo la giusta stimolazione.”

Volete sapere se mi ha prescritto la pillola? Certo che no!

Mi ha spiegato che la mia situazione di “blocco” non si sarebbe sbloccata da sola, serviva un aiuto esterno.
Ed è così che ho iniziato una terapia di rieducazione per le mie ovaie, per combattere l’amenorrea, fatta di fasi estrogeniche e progestiniche dosate su di me!

Il primo mese di cura è stato difficile. Debolezza e nausee, paragonabili a quelle gravidiche: avevo solo voglia di riso bollito, patate, purè e parmigiano. Un macello!
Ma poi non vi dico la felicità a rivedere il mio ciclo. E non vi dico il dolore.

I primi sei mesi di cura sono andati benissimo, le ovaie hanno iniziato a rispondere positivamente e il ciclo è stato regolare.
Ma poi c’è stata una nuova battuta d’arresto.

Un dietro-front del mio corpo

Dal ritorno da New York ho nuovamente voluto incrementare l’attività fisica e, pur mantenendo varia l’alimentazione, ho cambiato alcune delle abitudini che avevo fatto mie.
Ad esempio la colazione salata non l’ho più fatta per un pezzo e ho ridotto l’apporto proteico.
Come dicevo, invece di migliorare, ho peggiorato, perdendo anche 4 chili preziosi rispetto a dicembre.

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La cura quindi ha iniziato a fare i capricci.

Al controllo ginecologico di novembre la ginecologa me l’ha confermato: il mio corpo stava vivendo una fase di dispersione estrogenica (gli estrogeni se ne vanno insieme al grasso corporeo).

Obiettivo: rimettere su i chili persi.

Come sto vivendo tutto questo?

Tra alti e bassi, ma ho accanto persone che mi supportano.

Gli alti

Li vivo nei momenti in cui sento il mio corpo che mi risponde, che sta meglio.
Nei momenti in cui sento il ciclo arrivare (niente più amenorrea), sento il seno gonfio, sento la ciclicità, i formicolii al basso addome e il bisogno di rallentare alternato all’energia pura.
Gli alti sono tutti quei momenti in cui sento di aver ritrovato il mio lato femminile e vedo che in un futuro possa mettere quel fiocco sulla porta.

I bassi

Sopraggiungono nel momento in cui noto che il mio corpo sta riacquistando delle forme. I fianchetti morbidi sono quelli che mi attanagliano e che, ogni tanto, mi abbattono.
Ma quando questo pensiero arriva, per fortuna c’è il Dottore che mi riconduce sulla giusta strada, a suon di parole, abbracci e baci (sì, anche quelli di pasticceria).

In questi ultimi mesi, quello che mi ha aiutata moltissimo è aver creato intorno a me piccoli momenti di quotidianità che mi fanno stare bene.
In parte l’inizio della convivenza ha aiutato. Il tè del mattino, i bagni caldi, le candele accese, le sere in relax con un libro o davanti a una serie tv.
Ho ridotto l’attività fisica, facendo quello che mi fa stare bene.

Grazie a Beatrice ho scoperto lo yoga, che mi aiuta a distendere corpo e mente e vivere maggiormente l’attimo, senza focalizzarmi troppo su un futuro che non posso controllare. 

La mia storia è quella che mi ha portata a dedicare diverse ore allo studio dei disturbi ormonali femminili e che mi ha spronata ad approfondire sempre di più il mondo della donna, con la sua ciclicità e bellezza. Così da poter aiutare ragazze, che similmente a me, si trovano in questo strano turbinio.

Questo (lungo) post per tutte voi che state combattendo la vostra personale lotta. Forse più dura della mia. Forse più lunga. Forse più dolorosa.
Per darvi la forza!

F.

Organizzarsi in cucina: il Bimby
Spuntini sani, è possibile!